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"Non scegliamo gli ostacoli. Scegliamo solo se affrontarli!".

Un bellissimo esempio di tenacia!


Quanto più noi Cristiani dovremmo affrontare i nostri ostacoli, con l'aiuto di Dio e non permettere che ci blocchino!



"I medici misero i genitori di Peter Falk davanti a una scelta impossibile: perdere un occhio o perdere il bambino.


Aveva solo tre anni.

Il tumore era aggressivo. Non c’era tempo per esitare.


Scelsero la vita.


I chirurghi rimossero l’occhio destro, lo sostituirono con uno di vetro e lo rimandarono a casa con un volto che non sarebbe mai stato perfettamente simmetrico. Ma lui era vivo. E questo bastava.


Da bambino, Peter non fece mai di quell’occhio una tragedia. Giocava a stickball per le strade di New York, si cacciava nei guai, andava a scuola come tutti gli altri. L’occhio di vetro era solo una parte di lui. Come essere mancino. Come avere le lentiggini.


Hollywood, però, non la pensava così.


Negli anni ’50 l’industria aveva regole precise su ciò che doveva apparire sullo schermo. I protagonisti dovevano essere alti, simmetrici, con mascella decisa. Anche gli attori caratteristi dovevano rientrare in uno stampo. Mancare un occhio? Inaccettabile.


Peter lo capì quando iniziò a fare audizioni, poco più che ventenne. Aveva un lavoro stabile in Connecticut, rispettabile e sicuro. Ma sentiva che non era la sua strada. A ventisei anni si iscrisse a un corso di teatro e lì trovò finalmente ciò che cercava.


Era bravo. Aveva presenza. Intensità. Abitava i personaggi con una naturalezza che faceva dimenticare allo spettatore di trovarsi davanti a un attore.


Finché i direttori del casting non alzavano lo sguardo sul suo volto.


Non lavorerai mai in questo business.

Chi crederà a un protagonista con un occhio solo?

Per lo stesso prezzo, prendo un attore con due occhi.


Molti si sarebbero arresi. Hollywood aveva già deciso: non era adatto.


Ma Peter aveva imparato qualcosa di fondamentale a tre anni, su quel letto d’ospedale: non scegliamo gli ostacoli. Scegliamo solo se affrontarli.


E lui decise di farlo.


Accettò tutto: teatro off-Broadway, compagnie estive, piccoli ruoli televisivi, pubblicità. Qualunque cosa gli permettesse di recitare.


Nel 1960 arrivò la svolta con Murder, Inc., conosciuto in Italia come Sindacato assassini. Fu candidato all’Oscar come miglior attore non protagonista. L’anno successivo ottenne una seconda nomination per Pocketful of Miracles, Angeli con la pistola.


Due nomination in due anni.


L’uomo che “non avrebbe mai lavorato” diventò impossibile da ignorare.


Ma Peter non voleva restare un volto secondario. Cercava un ruolo che fosse davvero suo. Qualcosa che trasformasse anche ciò che gli altri chiamavano difetto in forza.


Alla fine degli anni ’60 arrivò l’occasione. La NBC stava preparando una nuova serie su un tenente della omicidi di Los Angeles: Columbo.


Il personaggio doveva essere il classico detective televisivo: autorevole, impeccabile, eroico.


Peter lesse il copione e propose l’opposto.


E se indossasse un impermeabile stropicciato?

E se camminasse curvo, borbottando scuse?

E se sembrasse così innocuo da essere ignorato?

E se la sua arma fosse proprio essere sottovalutato?


La rete esitò. Il pubblico era abituato a eroi che sembravano eroi.


Ma Peter sapeva una cosa: la persona più pericolosa in una stanza è quella che nessuno guarda.


Portò da casa il suo impermeabile consumato. Usò il suo sguardo leggermente decentrato per far sembrare il tenente sempre distratto. Improvvisò manierismi, silenzi, quel sopracciglio alzato. E inventò una frase che sarebbe entrata nella storia della televisione:


Solo un’altra cosa…


Colombo debuttò nel 1968 come film televisivo e dal 1971 divenne una serie di successo. Il pubblico si innamorò di quel detective apparentemente dimesso che, con pazienza e intelligenza, smontava i colpevoli pezzo dopo pezzo.


La formula era rivoluzionaria: lo spettatore sapeva fin dall’inizio chi era l’assassino. Il piacere non era scoprire il colpevole, ma osservare Colombo incastrarlo lentamente, con metodo e astuzia.


Peter Falk vinse quattro Emmy Awards. Il personaggio tornò per decenni, fino al 2003.


E quell’occhio di vetro che Hollywood considerava una condanna? Divenne la firma di Colombo. Quello sguardo obliquo, capace di far sentire chiunque al tempo stesso ignorato e smascherato.


Peter trasformò il rifiuto in identità. Il difetto in marchio. L’ostacolo in destino.


Quando morì nel 2011, a 83 anni, gli omaggi arrivarono da tutto il mondo. Non perché fosse perfetto. Ma perché non lo era.


Entrò in un’industria costruita per volti impeccabili e ne cambiò le regole senza gridare. Ogni porta chiusa diventò carburante. Ogni no, una direzione diversa.


A tre anni il cancro gli tolse un occhio.

A ventisei Hollywood gli disse che non sarebbe mai appartenuto a quel mondo.

A quarant’anni dimostrò che chi sembra fuori posto può riscrivere le regole del gioco.


Peter Falk non aveva bisogno di due occhi per vedere il proprio futuro. Gli bastò non permettere a nessuno di decidere per lui.


E forse è questa la lezione più grande: quello che oggi ti fa sentire diverso potrebbe essere, domani, la tua firma. Non sempre l’ostacolo è un limite. A volte è l’inizio di qualcosa che il mondo non ha ancora imparato a guardare".


Dal web

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